Ci siamo, manca poco al Salone del Mobile di Milano |
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Per accompagnarvi verso l'appuntamento di design più importante dell'anno, il Salone del Mobile di Milano, abbiamo deciso di presentarvi i creativi che hanno disegnato gli arredi in esposizione nello spazio. TrackDesign Hall 12 stand F10.
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sono designers dalla personalità e stile differenti, ma d’altronde, è proprio questa l’anima del collettivo TrackDesign che tanto ci caratterizza; l’unicità frutto della diversità. Oggi vi presentiamo Dario Mascolo che attraverso un suo flusso libero di pensieri, ci ha voluto raccontare il suo rapporto con l’arte, i suoi prodotti e la nostra realtà, che orgogliosamente lo porterà a presenziare al Salone del Mobile, per la prima volta nella sua carriera. Abbiamo scelto di proporvi le sue parole integralmente, senza filtri, per comunicarvi al meglio cosa significa per un giovane designer come Dario, entrare nel mondo di TrackDesign. Cosa significa avere la possibilità di essere sostenuto da una famiglia, oltre che da un collettivo di tecnici e collaboratori dalle competenze rare. PER FARE IL TAVOLO CI VUOLE IL LEGNO, PER FARE IL LEGNO CI VUOLE L'ALBERO ... OPPURE NO? Dario Mascolo - Designer
“Essere un designer significa creare e lottare tra una visione della vita infantile e fantasiosa come la mente di un bambino,tenendo sempre a mente la praticità degli adulti. Avete presente il famoso film premio oscar, il curioso Caso di Benjamin Button? Bene, sono fermamente convinto che se la vita di un designer fosse un racconto, sicuramente non si discosterebbe molto. Cresciamo professionalmente consapevoli che per comporre un buon progetto non basta seguire un metodo, ma il più delle volte bisogna uscire dagli schemi, cancellare tutto e ricominciare. Torniamo in qualche modo ad essere bambini che esplorano il mondo, cercando di assimilare i comportamenti di altri esseri viventi. Sono diversi i pensieri che affiorano alla mia mente quando ripenso alle motivazioni per cui oggi sono qui a raccontarvi del mio lavoro.Fanno parte della mia crescita professionale e sono senz'altro riconducibili alla mia prima decade di vita. Da bambino non amavo disegnare, lo stesso disagio che provo oggi difronte a quel foglio bianco. In famiglia, infatti, era mia sorella che si dilettava già in tenera età a disegnare vestiti:“lei è sicuramente una creativa”, dicevano. Mi ci sono voluti quindici anni per poter affermare con totale certezza che la creatività non esiste! O meglio, la creatività non è innata, non è un dono dato a Starck e a quelli che restano mentre a tutti gli altri nulla, no non è così. La creatività è un processo, e il talento nel nostro lavoro è la capacità di rielaborare prima di tutto i dati che ci vengono sottoposti dall'esterno. Il seme si trova nell’ ingegno e nella sinergia con le risorse presenti nelle aziende con cui si collabora, è in questo che nasce la magia. La mia esperienza con i ragazzi di TrackDesign ne è la prova concreta. La nostra amicizia racconta di strade che convergono in uno stesso ideale. La storia di un progetto che non è solo l’oggetto in sé ma il prodotto della condivisione. Il luogo in cui le abilità manifatturiere nel trattare questo magnifico materiale incontrano altre persone e punti di vista.Il progetto quindi edifica e cresce nelle mani di tutti coloro che vivono di questa passione. TreeX, il tavolo ideato da me e che TrackDesign ha deciso di portare gentilmente in fiera, è frutto di un processo creativo libero, svincolato da ogni preconcetto. Un esempio di costruzione,le cui parti si sovrappongono su sè stesse. Alberi di acciaio che si guardano, che resistono al vento eal tempo, in un’espressione di immutabilità e resistenza a cui ogni designer aspira.
Poco prima dell’alba, alle prime luci del mattino, quando il corpo è riposato e la mente libera dai pensieri del giorno precedente, è in quei momenti, che è nata l’idea del mio progetto. D’altronde, chi fa il mio stesso lavoro sa benissimo che disegnare non è qualcosa di definibile su un pezzo di carta o davanti ad un monitor ma si estende nella nostra testa in quasi tutte le ore del giorno e spesso anche di notte. Eppure, non avrei mai creduto che sarei andato verso tutto questo. Non avrei mai pensato che un giorno la mia strada si sarebbe indirizzata verso il mestiere di designer e che mi sarei ritrovato qui, oggi, a parlare della mia prima volta in fiera a Milano. Non si è trattata di una scelta, ma di una naturale vocazione, un richiamo al progetto. Non si sceglie di fare il designer del resto,ma lo si scopre per caso. Magari ricordandosi di momenti e di giochi che ci rendevano felici in un passato dimenticato,come costruire una casa in cartone, con l’odore del ragù nell’aria di domenica, mentre tutti gli altri erano in cortile, che giocavano a pallone o andavano in bici”. |
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